NON CHIAMIAMOLO RIENTRO: SCEGLIAMO COME ANDARE AVANTI

Rientro

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Dal rientro alla routine a una ripartenza consapevole: parole, domande e piccoli gesti per ritrovare energia, direzione e armonia tra vita e lavoro.

Settembre viene spesso raccontato come il mese del rientro: si torna al lavoro, alle agende piene, alle riunioni e alle scadenze. Ma questa narrazione rischia di farci sentire come se dovessimo semplicemente riprendere da dove avevamo lasciato, ignorando ciò che nel frattempo è cambiato.

Proviamo allora a sostituire la domanda di rito “Come sono andate le vacanze” con una domanda più profonda: “Chi sei diventato o diventata?” È un invito a riconoscere ciò che abbiamo imparato, le priorità che si sono chiarite e il modo in cui desideriamo vivere la nuova stagione.

Più che “tornare” o “affrontare nuove sfide” possiamo scegliere di avanzare: con maggiore consapevolezza, con un linguaggio che non aggiunga peso e con la calma necessaria per trasformare l’energia ritrovata in azioni concrete.

Il rientro è una transizione, non un interruttore

Dopo un periodo trascorso a rallentare, alleggerire i pensieri e cambiare prospettiva, rientrare bruscamente nei ritmi abituali può essere faticoso. Non è un segno di debolezza, ogni transizione richiede un riadattamento. La ricerca sui processi di coping mostra infatti che il modo in cui valutiamo una situazione stressante e le risorse personali e sociali su cui possiamo contare incidono sull’adattamento e sul benessere psicologico. Per questo, riempire subito l’agenda o affidarsi al pilota automatico non è sempre la scelta più efficace.

Le pause possono restituirci energie, ma anche rendere più visibili desideri, limiti e bisogni che durante l’anno restano sullo sfondo. Tornare alla quotidianità, quindi, non significa tornare identici. Significa portare con noi ciò che abbiamo compreso e tradurlo in scelte.

Riconoscere chi siamo diventati al rientro

Chiedersi “Chi sono diventato o diventata?” significa osservare con onestà che cosa è cambiato dentro di noi. Se ci facciamo frettolosamente questa domanda è matematico che non ci verrà in mente nulla (infondo potrebbero essere passate solo due o tre settimane), ma se ce la poniamo con la giusta calma, emergerà sicuramente qualcosa su cui porre l’attenzione. Forse un desiderio è più nitido, un limite chiede di essere rispettato o una priorità non può più aspettare. Siamo in continuo divenire, impariamo, facciamo esperienza e guardiamo la realtà con occhi nuovi, per questo non torniamo mai davvero allo stesso punto.

Prima di accelerare, può essere utile ritrovare una direzione. Nell’articolo Prima di correre, crea la tua bussola interiore trovi un approfondimento per riconoscere valori e priorità prima di definire nuovi obiettivi.

Le parole orientano il modo in cui viviamo il cambiamento

Anche il linguaggio con cui descriviamo il rientro conta. Dire “Devo ricominciare tutto” trasmette fatica e discontinuità. In questi primi giorni di settembre ho addirittura sentito parlare di rientro con termini come “lutto” e “dramma”. Chiedersi invece “Da dove e come voglio continuare?” apre uno spazio di scelta. In psicologia, la rivalutazione cognitiva indica il tentativo di reinterpretare una situazione per modificarne l’impatto emotivo; gli studi la considerano una strategia generalmente adattiva, pur sottolineando che i suoi effetti dipendono dal contesto e dalle differenze individuali. Il dialogo interiore può quindi aiutarci a rispondere in modo più costruttivo, senza negare le difficoltà.

Non si tratta di imporci un ottimismo di facciata, ma di raccontare ciò che stiamo vivendo con precisione e rispetto. Per approfondire, puoi leggere Il linguaggio che fa bene e quello che fa male.

3 domande per avanzare con intenzione

Prima di aggiungere nuovi impegni, prova a dedicarti qualche minuto di ascolto. Tre domande possono aiutarti a trasformare settembre in un passaggio consapevole:

  • Che cosa voglio continuare a coltivare? 
  • Di cosa posso fare a meno?
  • Quale piccolo gesto può rendere più leggere e armoniose le mie giornate? 

Le stesse domande possono entrare nei luoghi di lavoro. Nei team, creare spazi di ascolto, chiarire i bisogni e riconoscere ciò che è cambiato aiuta a costruire fiducia e collaborazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica tra i rischi psicosociali carichi e ritmi eccessivi, scarso controllo sul lavoro, ruoli poco chiari e sostegno limitato e raccomanda interventi organizzativi, formazione dei responsabili e azioni di prevenzione per promuovere la salute mentale sul lavoro (OMS, 2022; 2024). 

A volte un primo gesto concreto è chiedere davvero “Come stai?” e ricordarci che non stiamo solo tornando, stiamo scegliendo come andare avanti.

Riferimenti scientifici essenziali

  • World Health Organization. (2022). WHO Guidelines on Mental Health at Work. Linee guida.
  • World Health Organization. (2024). Mental health at work. Scheda informativa.

DDNstudio e Debora De Nuzzo

Consulente per il Benessere Organizzativo, Formatrice e Mindset coach. Ha fondato DDNstudio, un’azienda che si occupa di creare percorsi formativi e strategie per il benessere personale e organizzativo. Formatrice aziendale e Docente in scuole e università. Personal Coach di professionisti, imprenditori e imprenditrici. Arricchisce costantemente i suoi studi nel campo della formazione e del coaching per creare e proporre le migliori soluzioni organizzative e formative in grado di aiutare le persone e le aziende a lavorare e vivere meglio in un clima sano, costruttivo, sostenibile del benessere e dell’armonia vita lavoro di tutti. Con Armonia ha vinto la terza edizione del Premio letterario di Saggistica economica e sociale del Sole 24 Ore.

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