Dopo quindici anni di formazione in aula soprattutto nelle aziende, sui temi del benessere personale e organizzativo, una convinzione è diventata sempre più forte: formare significa aiutare le persone a diventare più consapevoli, competenti e libere di pensare.
Sono circa quindici anni che mi occupo di formazione e mai come in questo periodo avverto la preziosa responsabilità che accompagna questo mestiere. Viviamo immersi in risposte immediate, procedure, modelli e strumenti capaci di suggerirci rapidamente che cosa fare. Eppure, proprio oggi, emerge un bisogno essenziale: le persone hanno bisogno di tornare a pensare.
Oltre le ricette preconfezionate
La formazione non può limitarsi a offrire ricette preconfezionate o soluzioni perfette per ogni difficoltà. La realtà è troppo complessa, mutevole e profondamente umana per essere racchiusa in un copione valido in ogni situazione. I manuali possono indicare una direzione, ma non possono sostituire il giudizio, la curiosità e la capacità di leggere il contesto.
Una formazione autentica non ti dice semplicemente quale casella spuntare. Ti invita a porre domande migliori, a mettere in discussione ciò che dai per scontato e a guardare oltre ciò che già vedi.
Gli strumenti che rendono liberi di pensare
Formare significa offrire strumenti che aiutino ciascuno a diventare più consapevole delle proprie scelte, più abile nell’affrontare i problemi e più libero di essere, di fare e di pensare. Il valore di un percorso formativo non si misura soltanto nelle nozioni trasmesse, ma nella capacità di generare autonomia.
Chi apprende dovrebbe uscire dall’aula non con una dipendenza in più da una procedura, ma con nuove possibilità: osservare da prospettive diverse, scegliere con maggiore lucidità e agire con fiducia anche quando non esiste una risposta già pronta.
Quando la formazione smette di essere formazione
Se un percorso finisce per ridursi a una serie di punti da spuntare, o a metodi e parole da applicare senza alcun senso nei confronti del contesto, forse non dovremmo più chiamarlo formazione, ma addestramento. Le istruzioni per l’uso lasciamole alle macchine e ai tecnicismi, là dove servono procedure precise, replicabili e prive di ambiguità. La crescita e il benessere delle persone riguarda altro: significa sviluppare consapevolezza, autonomia, capacità di interpretare ciò che accade e libertà di scegliere.
Quando trasformiamo l’apprendimento in un libretto di istruzioni, rischiamo di soffocare proprio ciò che dovrebbe alimentare la nostra capacità di pensare oltre a quella di ascoltarci, dialogare e arricchirci reciprocamente.Prima ancora, rischiamo di indebolire la fiducia in noi stessi: quella fiducia che ci permette di interpretare situazioni nuove, assumerci responsabilità e cambiare davvero le cose. La buona formazione non deve produrre esecutori impeccabili, ma coltivare persone capaci di orientarsi, collaborare e pensare.
La domanda da cui ripartire
Sono convinta che il compito di chi fa formazione, allora, non è consegnare certezze assolute, ma creare spazi in cui sia possibile pensare liberamente, esplorare, confrontarsi e costruire significati. È accompagnare senza sostituirsi, offrire strumenti senza imporre automatismi o ricette certe e perfette e accendere domande che portino le persone a pensare invece di distribuire soltanto risposte.
E allora la domanda che resta aperta è: abbiamo ancora voglia di pensare?
DDNstudio e Debora De Nuzzo
Consulente per il Benessere Organizzativo, Formatrice e Mindset coach. Ha fondato DDNstudio, un’azienda che si occupa di creare percorsi formativi e strategie per il benessere personale e organizzativo. Formatrice aziendale e Docente in scuole e università. Personal Coach di professionisti, imprenditori e imprenditrici. Arricchisce costantemente i suoi studi nel campo della formazione e del coaching per creare e proporre le migliori soluzioni organizzative e formative in grado di aiutare le persone e le aziende a lavorare e vivere meglio in un clima sano, costruttivo, sostenibile del benessere e dell’armonia vita lavoro di tutti. Con Armonia ha vinto la terza edizione del Premio letterario di Saggistica economica e sociale del Sole 24 Ore.
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