“Sapete cosa dicono di voi, giovani e lavoro, in azienda? Che non avete voglia di far niente. Che vi stancate presto. Che non volete responsabilità. Che andate subito in ansia. Che chiedete molto più di quanto date”.
Negli ultimi tre anni con DDNstudio Progetto Scuole ho avuto modo di incontrare diversi studenti e studentesse in università, nei licei e dialogare sia con loro che con molti genitori e insegnanti anche di scuole primarie e secondarie, oltre a sentir parlare di giovani nelle aziende e nelle organizzazioni e ormai è come una canzone che si ripete in loop come un tormentone estivo “i giovani non hanno voglia di lavorare…” si dice e pochissimi hanno il coraggio di cambiare questo ritornello.
Questo, del resto, è comprensibile: da sempre il nostro cervello preferisce passare per la strada dei pensieri superficiali e veloci anziché ragionare per aprire nuovi punti di vista. Ma come stanno veramente le cose tra i giovani e il lavoro?
Genitorialità, giovani e lavoro
Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che ci sono alcune cose che gli adulti non dicono mentre canticchiano il tormentone dei giovani che non hanno voglia. Gli adulti omettono una domanda fondamentale: di chi sono figli questi giovani? La risposta è molto più semplice di quanto si pensi se apriamo veramente gli occhi.
I giovani che oggi stanno per terminare gli studi e che si affacciano alle porte dei colloqui di lavoro sono figli di molti genitori che per anni sono tornati a casa dal lavoro vomitando le peggio cose sul proprio posto di lavoro, sul capo che non sopportavano più, sul lavoro come dimensione obbligata per vivere.
Genitori spesso esauriti delle proprie energie, dal lavoro, che poi non avevano più alcuna voglia di ascoltare i problemi di un figlio che, tutto era, tranne un diversivo alla fatica. Come è possibile sorprenderci se oggi ai colloqui di lavoro, i giovani chiedono qualità di vita, formazione, piani di crescita personale e professionale? Ci stanno solo dicendo che non vogliono fare la fine di coloro che li hanno cresciuti.
I giovani non sono degli alieni arrivati all’improvviso sulla terra. Sono figli di modi d’essere e fare che non vogliono più replicare.
In realtà sono molto più vicini a noi di quanto diciamo: anche noi volevamo stare bene al lavoro, garantirci una buona qualità di vita e sentirci visti, valorizzati. Solo che non lo chiedevamo esplicitamente. Il benessere e l’armonia vita lavoro erano un lusso ottenibile solo dopo anni di gavetta e lavoro ben fatto. Oggi invece abbiamo visto tutti molto bene e soprattutto loro, i giovani, che è il benessere a portare il successo e non viceversa.
“Vecchia” leadership, giovani e lavoro
Per non parlare poi dell’altro tema oggi tanto discusso in azienda e nelle organizzazioni: giovani che rifiutano posizioni dirigenziali e apicali, figli che rifiutano di portare avanti attività di famiglia.
Anche in questo caso, proviamo onestamente a domandarci: quali esempi di leadership hanno avuto o stanno avendo queste persone? Mi trovo spesso a parlare, nelle aziende, con ragazzi e ragazze volenterosi e in gamba che non rifiutano ruoli e responsabilità, ma stanno chiedendo, insieme a queste, formazione e istruzioni per non fare più gli stessi “danni” fatti dai loro predecessori che sono stati i loro responsabili, team manager, per nulla mentori.
Quante sono oggi le persone che possono dire di aver avuto dei mentori al lavoro. Il mentore, il leader mentore, non si limita a guidare attività e processi, ma accresce le persone puntando a portarle al suo stesso livello.
Quante volte invece incontriamo ancora una leadership centrata su sé stessa che vede nella crescita degli altri una minaccia alla propria poltrona? Fortunatamente non ci serve generalizzare perché una leadership generativa di valori, significati e crescita è in via di sviluppo da qualche anno in moltissime realtà lavorative, forse proprio grazie ai giovani che non si presentavano più ai colloqui di lavoro e hanno fatto pensare che forse qualcosa doveva cambiare.
I giovani stanno compiendo una rivoluzione necessaria e silenziosa. Necessaria perché il copione del lavoro che ci deve distruggere e che non ci deve necessariamente rendere felici perché “in fondo è lavoro” e “non si può avere tutto dalla vita”, è ormai parte di un vecchio film con le poltrone vuote in sala. E rivoluzione silenziosa perché i giovani non sbattono i pugni sul tavolo, non fanno le “rivoluzioni” che si facevano un tempo. Loro si muovono con silenziosa rapidità: se non trovano soddisfatti i loro bisogni, cercano la loro strada altrove.
E cosa fa la vecchia leadership per evitare tutto questo? E come si forma la nuova leadership ad una nuova visione del lavoro entro la società e la nostra cultura?
Da giovani e lavoro a giovani, scuola e dintorni
Quanto detto finora però, non possiamo ignorare che arrivi ancora da più lontano: dalla scuola. Negli ultimi tempi, oltre alle università, ho avuto l’opportunità di entrare in scuole superiori, licei, campi sportivi e devo dire che sono state tutte esperienze formative importanti per me per capire meglio chi sono davvero questi giovani e come gli adulti di riferimento li descrivono.
“Guarda che non parlano”. È così che mi ha accolto un professore in un liceo in cui sono stata chiamata a tenere una lezione su “Mindset e Emozioni” durante una cogestione. (Parentesi importante: sono state due studentesse ancora minorenni a invitarmi e non la scuola). Siamo sicuri che i giovani non parlano? E anche se fosse, non è compito degli adulti leggere il silenzio, empatizzare (guardare dentro), accogliere, non giudicare, ecc. ecc.?
Detto questo, è vero i giovani studenti e le giovani studentesse, quella mattina in classe non hanno parlato molto con le parole, ma hanno parlato con i fatti, i gesti, gli sguardi e in queste immagini vi riporto la lavagna invasa dai post it che rispondevano alla mia domanda “qual è l’emozione che stai provando di più in questo periodo della tua vita?”.

4 Riflessioni che mi sono posta sui giovani
Concludo con delle riflessioni personali che noi adulti possiamo farci per aprire dialoghi coi giovani, a casa, a scuola, al lavoro.
- Innanzitutto studiamo, studiamo il funzionamento del cervello nelle diverse età evolutive perché forse se conosciamo come funzioniamo, possiamo anche cercare di funzionare meglio.
- Seguiamo, consultiamo, ascoltiamo esperti che hanno fatto della loro professione un valido terreno di conoscenze per tutti. Umberto Galimberti, Stefania Andreoli, Paolo Crepet, Matteo Lancini sono solo i primi nomi che ti suggerisco.
- Se “loro”, i giovani, non parlano, dobbiamo essere noi a trovare nuove modalità d’ascolto a partire dalla presenza, dall’esserci davvero quando siamo con loro, imparare anche a condividere silenzi carichi di significati e vicinanza. Come nel mio esempio di prima, forse è vero, quei giovani studenti non hanno parlato molto, ma quei post it sono comunque arrivati da loro.
- Impariamo a conoscerli, affasciniamoci delle loro vite in crescita, incuriosiamoci del loro modo di vedere le cose, impariamo cose nuove insieme a loro senza perdere autorevolezza, dedichiamo loro tempo non solo di qualità, ma anche in quantità. Bambini, ragazzi, giovani al lavoro non parlano a comando, ma si esprimono continuamente tra le righe, al di fuori dei momenti formali.
Infondo se siamo noi adulti a non capire, sta a noi trovare nuovi strumenti per non perderci e non perderli, a casa, a scuola, al lavoro, in giro…
DDNstudio e Debora De Nuzzo
Consulente per il Benessere Organizzativo, Formatrice e Mindset coach. Ha fondato DDNstudio, un’azienda che si occupa di creare percorsi formativi e strategie per il benessere personale e organizzativo. Formatrice aziendale e Docente in scuole e università. Personal Coach di professionisti, imprenditori e imprenditrici. Arricchisce costantemente i suoi studi nel campo della formazione e del coaching per creare e proporre le migliori soluzioni organizzative e formative in grado di aiutare le persone e le aziende a lavorare e vivere meglio in un clima sano, costruttivo, sostenibile del benessere e dell’armonia vita lavoro di tutti. Con Armonia ha vinto la terza edizione del Premio letterario di Saggistica economica e sociale del Sole 24 Ore.
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